Serafino Ingardia - giornalista

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Serafino Ingardia

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ARGENTINA, TRA SOGNO E REALTA'

L'Argentina vista dagli occhi di un giovane giornalista italiano, arrivato a Buenos Aires in 'leggero' ritardo rispetto ai suoi predecessori. Nella Buenos Aires nostalgica e affascinante che continua a sedurre tanti italiani, Serafino Ingardia scopre similitudini e parallelismi di due culture e generazioni uguali ma allo stesso tempo diverse…
E' un legame indissolubile quello che unisce l'Italia all'Argentina. Una volta meta prescelta da milioni di immigrati italiani, continua tutt'oggi a rappresentare un'attrazione fatale per chi dall'Europa guarda al Sudamerica con un tocco di passione e speranza.
Los Tanos che sono riusciti a lasciare anche qui un marchio indelebile del loro passaggio, hanno sempre avuto a cuore questa nazione. E con il loro stesso istinto io, Tano tra i Tani, ho attraversato l'Atlantico per arrivare alle soglie di Buenos Aires con poco meno di un secolo di ritardo rispetto ai miei antenati.
Come me, tantissimi giovani italiani fanno oggi il grande salto per immergersi nella presente realtà argentina. Era inevitabile che l'effetto globalizzazione si avvertisse anche qua, favorendone il ritorno. Ma è un viaggio diverso, il nostro, rispetto a quello dei nostri predecessori. La loro era una emigrazione disperata inseguendo un futuro migliore, il nostro un esodo da avventurieri, un viaggio accattivante ricalcando le nostre orme.
La crisi economica -che nel 2001 ha messo in ginocchio il Paese- ha solo contribuito ad accelerare questo nuovo processo di ritorno alle origini. Tra Buenos Aires e provincia si contano quasi 6 milioni di discendenti italiani, numeri importanti ma legati al passato. E' praticamente impossibile per noi italiani non avere un qualsiasi tipo di parentela da queste parti, anche se negli ultimi decenni sono pochissimi quelli che hanno lasciato il bel Paese per il Sudamerica.
Ma come può una nazione problematica come l'Argentina rappresentare tutt'oggi un'attrazione per i giovani italiani? Forse perché siamo due popoli che vivono di sentimenti tramandati di generazione in generazione e che -a discapito del tempo e delle crisi finanziarie- sono riusciti a riaffiorare. Ma c'è anche dell'altro. Nella nostalgica Buenos Aires, che palpita al ritmo di tango, si sono svolte le epiche vicende di Eva Pèron, che il famoso musical 'Evita' di Andrew Lloyd Webber ha portato alla ribalta.
L'Argentina è poi per gli italiani soprattutto la terra del calcio. Troppo forte per essere dimenticata è la passione viscerale che ci lega al fùtbol. Da Diego Maradona a Javier Zanetti, passando per Gabriel Batistuta, sono i calciatori gli eroi popolari che hanno favorito a ridurre il distacco tra l'Italia e l'Argentina. Nel bel Paese si discute spesso della sorprendente adattabilità dei giocatori argentini alla Serie A. Secondo gli esperti più illustri la similarità tra i due campionati favorisce lo sbarco di talenti Sudamericani, allettati da un pubblico caloroso disposto ad accoglierli a braccia aperte. Ed è soprattutto questo legame calcistico che mi ha voluto fortemente a Buenos Aires.
Sono agli inizi della mia carriera giornalista, dopo aver conseguito una laurea in giornalismo internazionale a Liverpool in Inghilterra. Il mio lavoro da giornalista free-lance per due magazine sportivi, in inglese e italiano, mi ha dato la possibilità di prendermi una sosta e cambiare rotta. Ho scelto quindi questa parte del mappamondo per coltivare le mie future ambizioni.
Le mie aspettative alla partenza erano alte sia dal punto di vista umano che professionale. Ero e sono tutt'ora incuriosito dalla mentalità e dai ritmi argentini. Si dice spesso che Buenos Aires è la capitale più 'europea' del Sudamerica e che gli argentini abbiano usi e costumi italiani. Le abitudini portate dai nostri nonni hanno finito per influenzare un'intera popolazione, ma è anche vero che alcune differenze non potranno mai essere colmate. E' come dividere un fiume alla sorgente, i due affluenti mantengono la loro rotta verso il mare creando le loro proprie e distinte intersecazioni.
Argentini e italiani insomma uguali ma diversi, figli dello stesso seme.

Serafino Ingardia - giornalista Da siciliano, essermi ritrovato a vivere nella incantevole 'barrio' di Palermo, non poteva che essere una piacevole notizia. Avrei invece preferito fare a meno del traffico intenso simile a quello nostrano. Il mio arrivo a BA ha provveduto a confermare alcuni luoghi comuni, sconfessandone altri.
La capitale mi è apparsa senza dubbio una città malinconica come mi avevano anticipato. Ma Buenos Aires non è l'Europa, lo si capisce guardando oltre quella patina dorata che cela invece fenomeni che poco hanno a che vedere con il vecchio continente. Dietro la facciata imbellettata, si nascondo i cartoneros per esempio o i dog-sitters, occupazioni pressoché inaudite dalle nostre parti, che lasciano perplessi.
Indecisa tra il futuro e il passato, Buenos Aires è comunque apprezzabile per la sua architettura e personalità. Multiculturale come tante città europee ma unica come poche, la Capital Federal vive di luce riflessa e si lascia scoprire passo dopo passo tra i suoi quartieri più distinti e i suoi edifici nascosti. E' forse questa mescolanza originale di culture differenti che l'ha resa così eccentrica.
Animata da una vita notturna instancabile, BA offre più di quanto mi potessi aspettare. Ristoranti chic e locali all'ultima moda fanno da contorno ad una città dove si possono testimoniare -contemporaneamente- realtà diverse di povertà e ricchezza.
Gli argentini aperti e passionali, proprio come da copione, hanno paradossalmente finito per rimpiazzare l'espresso con il mate, mantenendo comunque una certa italianità. Non negano le loro simpatie per il bel Paese, il che rende praticamente impossibile evitare una conversazione riguardante l'Italia specialmente su i taxi della Capitale. A volte però mi viene da pensare che quasi ci rimproverino per la loro disastrata situazione economica.
Come se essere discendenti di lavoratori italiani, abbia contribuito in qualche modo alla crisi che per anni ha attanagliato questa nazione.
Calcisticamente parlando forse ci hanno visto alzare la Coppa del Mondo in Germania, con un pizzico d'invidia. Comunque il nostro campionato, le nostre squadre e giocatori continuano ad essere di grande attualità. Alla Bombonera, casa degli Xeneises e parte integrante del popolare quartiere della Boca, si possono testimoniare vere e proprio esplosioni di passione legate al calcio. Gli argentini sono affamati di fùtbol più di quanto lo siamo noi italiani, oramai viziati dai palinsesti televisivi e spesso incapaci di riempire gli stadi. Il calcio è ragione di vita qui in Argentina, mentre da noi questa fase è ampiamente superata.
Molti italiani sono approdati da queste parti anni fa, per rimanerci tutta la loro vita: pochi dei nuovi arrivati seguiranno le loro orme. Altri tempi e soprattutto altre generazioni, ma in fondo le nostre culture sono segnate da questo parallelismo costante che ci lega da tempo. Il mio sogno argentino è destinato a diventare una parentesi importante della mia vita. Nella mia come in quella dei tanti che hanno deciso coraggiosamente di vivere la loro avventura nell'Argentina di oggi.

SERAFINO INGARDIA


Possiamo definirlo senza nessuna esagerazione: UN TRAPANESE NEL MONDO

Risiede a Liverpool dove ha conseguito la laurea in 'International Journalism' con specializzazione in giornalismo on-line, presso la "John Moores University".
Ha lasciato l'Italia nel 2004 e dopo una breve esperienza in Galles, si e' trasferito prima a Liverpool e poi a Buenos Aires.
Da circa quattro anni collabora con 'Calcio Italia' (l'unico magazine inglese che si occupa del calcio italiano), con 'Eurocalcio', Libero e altre redazioni. Oltre a far parte di diversi programmi radio ed essere regolarmente intervistato dalla BBC, Serafino collabora attivamente con il Liverpool Football Club, per il quale ha anche fornito un'intervista esclusiva a Francesco Totti. Con la sua conoscenza di inglese e spagnolo, si presta anche a diversi lavori da interprete e di traduzione.
Dal Marzo 2009 e' entrato a far parte dell'Ufficio Stampa dello storico bookmaker inglese Stanleybet tramite il quale continua a relazionarsi sia da giornalista che da adetto stampa con il mondo calcistico e sportivo in generale.

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