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PINO D’ANGELO – dal CD «Ti scrivo come posso» 2015 – 1° brano

Un nuovo CD realizzato “a casa” da PINO D’ANGELO, autore trapanese, musicista, cantautore, con la collaborazione di diversi suoi amici. Titolato «TI SCRIVO COME POSSO». Il CD Contiene 13 brani i primi 6, THANATOS: La vita aggrappata ai riflessi, e 7 dedicati all’AMORE: L’amore inesauribile raggio. Oggi inseriamo all’interno del sito il brano dal titolo «TI SCRIVO COME POSSO – I luoghi del coraggio» Apri la pagina per visualizzare la copertina, le parole e ascoltare il brano.





La nota dell’autore
Anche questo mio secondo disco è, come il primo, un “demo” autoprodotto. Sulle ali dell’entusiasmo per la musica, per la poesia e per l’urgenza comunicativa che me ne fa usare i linguaggi, ci ho provato di nuovo con la complicità di amici correi che mi hanno istigato al misfatto della recidività senza un pizzico di rimorso. A loro va comunque il mio vendicativo “grazie”, per avermi consentito la realizzazione onesta e sincera del presente album attraverso il quale è ancora una volta mio intendimento stabilire un contatto di sensibilità tra me e l’ascoltatore al fine di comunicare delle emozioni, nella speranza che questa mia ultima fatica possa incontrare, come la precedente, l’apprezzamento e il consenso di quanti prediligono la canzone d’autore.
 
1- Ti scrivo come posso
 
Al di là e al di sopra di ogni tragedia, di ogni fatto di sangue di natura criminale, esistono percorsi morali e confini esistenziali individuali di cui nessuna istituzione sociale, laica o religiosa che sia, né lo stesso Stato possono farsi interpreti, giudici o censori fmo al punto da decretare sentenze di condanna capitale. Il ricorso alla “condanna a morte”, oggi più che mai ~ rappresenta un anacronismo velleitario paradossalmente barbaro almeno quanto il fatto che ne ha provocato la sentenza. La vita è respiro, è palpito fisiologico ed è ogni giorno testimone di Una sequela di sentimenti e di emozioni che, nel bene e nel male, non possono certo trovare regolamentazione attraverso la stesura di codici di legalità istituzionalizzata o monumentalizzata. “Ti scrivo come posso” è la lettera che un condannato a morte scrive a questa società brutale cercando di raggiungere le coscienze di gente assente, indifferente e cinica nei confronti di qualsiasi tragedia. È un appello indirizzato a tutte le marionette dal volto umano che mostrano capacità di indignarsi e di scandalizzarsi solo se la tragedia le sfiora da vicino o colpisce direttamente i propri affetti, i propri interessi e la propria esistenza o, ancora, se lede i principi di quegli equilibri ipocriti consolidati e ben serviti dal potere istituzionale, che sono il prodotto di quella stessa natura ambigua, violenta e coercitiva che spesso alberga ne Il’animo dei mediocri, dei borghesi, degli indifferenti, sempre pronti a sentenziare e a rivendicare rigore e intransigenza in virtù di irreprensibili principi morali. “Ti scrivo come posso” è la lettera disperata di chi cerca di parlare a quella coscienza sociale indifferente e ovattata, galleggiante nel mare dell’imperturbabilità e veicolata dal benessere e dall’auto appagamento.

Vedi le foto della presentazione in fondo alla pagina


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TI SCRIVO COME POSSO Presentazione:
 
Se qualcuno mi chiedesse perché scrivo, perché ho trascorso almeno la metà del mio tempo a comporre brani musicali comprensivi di testi, frutto della mia solitaria e personale ricerca, gli risponderei che non lo so. Fin da bambino ho avvertito in modo inarginabile, inequivocabile, estremo, l’attrazione e la seduzione che la musica e la poesia esercitavano in me, rimanendo disarmato di fronte al brulicare di emozioni che ne seguiva. Cosi, quasi in modo inconsapevole, ho dedicato e indirizzato la mia attenzione, in forma personalizzata, alla ricerca comunicativa di quelle forme espressive che mi hanno catapultato sempre più in profondità nei meandri dellvio-parola”, per non sprecare i silenzi di cui mi ero circondato. e nelle pieghe misteriose di un “dio-musica” dal quale ho avuto la sensazione-emozione di sentirmi invaso.
“Ti scrivo come posso” è il mio secondo album musicale che, come il primo (Nuovo giorno), si avvale degli efficacissimi arrangiamenti di Diego Monticciolo, delle preziosissime collaborazioni di artisti quali Salvo Agosta e Vito Morello che con fisarmonica e chitarre hanno ricamato sapientemente nell’intimo dei brani, oltre che dei sensibilissimi interventi vocali di Enza Barbara, Rosanna Errante, Maria Diletta Cultrera, Giacomo D’Angelo e dello stesso Vito Morello. Gaspare De Stefano è l’autore delle foto, tranne l’ultima, esterna di copertina, il cui scatto è di Antonella Ruggirello. Antonello Incagnone, insieme a Gaspare De Stefano, sono i due magnifici, pazienti ideatori, veri strateghi della veste grafica e delle elaborazioni fotografiche. Con il loro raffmato gusto estetico ed il loro certo sino lavoro di intraprendente fantasia creativa, hanno saputo conferire all’album un’immagine di visionaria coerenza in tema con gli argomenti dei brani. Ho suddiviso il lavoro in due parti antagoniste e sinergicamente interattive: Thanatos e Amore. Nella prima sezione dedicata a Thanatos (la morte), intendo porre l’accento sulla morte ingiusta, talvolta addirittura ; istituzionalizzata e praticata da Stati e da associazioni criminali che la utilizzano legalmente e/o moralisticamente come “pena capitale”. Morte come apogeo di barbarie talvolta inconcepibilmente richiesta e osannata dalle folle esagitate, la cui crudeltà è pari al vuoto mentale e al fanatismo deviante che ne conclama i comportamenti assassini La morte come atto di imposizione criminale destrutturata dalla morale e da ogni senso di comprensione e di solidarietà, e pertanto voluta e vissuta come spettacolo, nonché come esempio e come minaccia verso tutte quelle “schegge” non omologate, non ben identificate e mai accettate dalla mediocrità comune che ancor oggi concepisce la diversità l’originalità e la dissidenza con lo stesso pregiudizio e la medesima ferocia con cui i popolani asserviti al potere dell’antica Roma trattavano i gladiatori o i cristiani nelle arene. L’omicidio di Stato è l’atto che più si discosta dall’elevazione morale dei singoli e dei popoli, è il gesto di arroganza incontrastabile con cui il potere si assume il diritto di arrestare e di rigettare il percorso della storia umana. Un’eiaculazione del “male” inteso come paura d’esistere e di morire che trova l’humus più fertile nella natura razionalistica dell’essere umano e quindi nella teorizzazione legalistica, dunque politica di quelle false ideologie volutamente complicate che danno adito all’invenzione delle religioni quali forme rudimentali di esorcizzazione dalla paura della morte. Ma l’Amore, argomento centrale della seconda parte del disco, è certamente l’elemento di più efficace contrasto al dilagare di tanto fanatismo ricorrente e di tanta storica imbecillità. L’Amore per i propri genitori o quello a caratteri cubitali per la propria donna o quello solidale per gli amici veri che non si ferma neanche dopo la vita o, ancora, quello che non muore, riversato con l’intensità e la gioia di un affetto paterno. L’Amore in tutte le sue sfaccettature, insomma; è lui l’inesauribile raggio che “brucia la vita e fa volare il tempo” ed è attraverso l’Amore che la vita non si aggrappa più ai riflessi per alimentarsi, ma riluce di energia autoprodotta, assurgendo a nuovi, autentici splendori, solo grazie ai quali è bello continuare.
Pubblico questo mio secondo album per dare significato ad anni di lavoro rimasto quasi sempre nell’ombra, per comunicare una parte autentica di me a quanti spesso mi hanno affettuosamente sollecitato a proponni e a coloro che traggono emozioni o interesse nell’ascoltanni. Le aspettative non sono molte, ma la certezza d’aver tirato fuori un prodotto onesto e sincero è senza dubbio un fattore preponderante per la messa in diffusione del disco. Vorrei poter credere veramente che la terra giri al contrario, in modo tale da giustificare i pregiudizi e i pregiudicati, i moralismi e i moralisti, i falsi giudici, i falsi intellettuali, i falsi profeti, i falsi governanti, preti e sciamani e tutti i detentori di verità assiomatiche che con la scusa dell’ideologia non esitano a condannare.






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