
dall’altra parte delle sbarre
il libro è di Giuseppe Romano, già conosciuto ai nostri visitatori per un libro inedito sulle carceri.
Dalla presentazione di Salvatore Costanza:
Senza forzature e senza infingimenti, con lo stile di scrittura che esce fuori dalla esperienza stessa della “vita vissuta”, e perciò con quel tanto di sgradevole e di “non letterario” che è implicito in ogni resoconto di vita materiale, questo libro di Peppe Romano vuole soltanto riferire fatti e “indegnità” dell’uomo che si trova nella condizione di aver perso la sua stessa qualità di uomo: la libertà.
Chi, poi, è chiamato dalle sue funzioni a custodirlo – il “carceriere” – si trova a dover esplicare un servizio che è insieme civile e sociale, senza magari avere la nozione esatta (deontologica) del suo mestiere: Civile nella sorveglianza e custodia dei carcerati, a difesa della comunità civile; sociale perché il “servizio” è reso a sostegno della rieducazione del detenuto, del suo diritto alla reintegrazione sociale.
Il “secondino” può non conoscere (e riconoscere) questa sua duplice funzione, o anche lasciarsi motivare da preoccupazioni personali di ordine contingente e, perciò estranee al suo dovere professionale. …
Lascia un commento
Devi essere connesso per inviare un commento.