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Gruppo Sacro “L’Ascesa al Calvario” – Convegno internazionale per i 400 anni dell’affidamento

Nell’ambito delle celebrazioni per i 400 anni dall’affidamento (primo della storia) del Gruppo Sacro “L’Ascesa al Calvario” ha avuto luogo il Convegno internazionale “Le processioni della Settimana Santa nel bacino del Mediterraneo”. Si è svolto a Trapani sabato 24 marzo e domenica 25 presso l’ex chiesa di S. Agostino, polo espositivo del Museo diocesano. – Apri la pagina per visualizzare le foto del convegno.


Ha visto la partecipazione di relatori provenienti dalla Spagna, da Malta, oltre che dalla stessa Sicilia, registrando anche un intervento da parte del vescovo di Trapani Mons. Francesco Miccichè nel corso della prima sessione dei lavori.
Dopo l’introduzione di Vito Dolce, capoconsole del ceto del Popolo, i contenuti generali del convegno sono stati illustrati da Giovanni Cammareri il quale ha coordinato i lavori.
I relatori si sono quindi avvicendati nel seguente ordine.
Il dott. Carlos Lopez Bravo proveniente da Siviglia e facente parte della confraternita di Maria SS. di Monserrat – confraternita peraltro esistente un tempo anche a Trapani – ha parlato della devozione Sivigliana nei confronti di Gesù portante la croce, attraverso le singole statue e i gruppi che vanno in processione durante la Settimana Santa. Ha infine concluso, con chiaro riferimento al nostro Gruppo, esponendo sulla Veronica che sfila nella confraternita di Monserrat, unica figura allegorica (assieme alla Fede), nell’intera Settimana Santa di Siviglia.

Da Siviglia alla vicina Malaga.
La professoressa Maria Encarnacion Cabello Diaz ha illustrato la storia della confraternita e dell’immagine di Nostro Padre Gesù nel monte Calvario, un Cristo, tanto per rimanere in tema, portante la croce. Interessanti, nel corso della relazione, gli spunti e i collegamenti con la devozione nei confronti di san Francesco di Paola presente a Malaga, pronti a richiamare prepotentemente i legami con Trapani e la comune cultura marinara delle due città.
Il professor Joseph Brincat ha poi brillantemente illustrato l’alto numero di processioni del Venerdì Santo presenti nell’isola di Malta, processioni che, nella loro struttura, risultano maggiormente somiglianti a quella dei Misteri di Trapani, ha simpaticamente distribuito opuscoletti, proponendo l’assaggio di un dolce tipico Pasquale che si prepara in alcuni centri maltesi.
La serata di sabato si è momentaneamente conclusa, prima di dare spazio al concerto bandistico della banda città di Paceco, con l’intervento del fotografo trapanese Arturo Safina e, ovviamente, con le sue solite, interessantissime immagini in bianco e nero riguardanti la processione dei Misteri e in particolare il Gruppo dell’Ascesa al Calvario, attraverso fotografie tra le quali, molte databili a partire dagli anni ’80.

Pure con un fotografo e con immagini è iniziata la mattina di domenica.
Salvatore Brancati, fotografo ispicese, ha fornito notizie sui riti della sua città e sulla Settimana Santa nel Val di Noto.

A seguire la ragionata relazione di Beppino Tartaro, persona di ampia e “datata” conoscenza dalle nostre parti. L’amico Beppino ha impostato il suo intervento sul Gruppo d’u Signori c’a cruci n’coddu non tralasciando spunti di costruttiva critica a riguardo della processione nel suo insieme.
L’arte della tela e colla non poteva mancare.
La professoressa Lina Novara ne ha parlato allargando l’indagine sulle sue origini ancor prima del ’600 e addirittura oltre Trapani, dove è possibile trovare manufatti realizzati nella stessa tecnica polimaterica.
Un video realizzato da Daniela Di Giorgio “Il cammino dello spirito” è stato l’interessante saluto ai presenti, numerosi anche nella mattinata di domenica nonostante…l’ora legale.
In conclusione, volendo utilizzare i concetti espressi da Giovanni Cammareri, è stata la prima volta che, in tema di pietà popolare, questa città si è aperta a un confronto con altre e importanti città su quello che rappresenta per Trapani, soprattutto il Venerdì Santo, quale momento fortemente identificativo.
Ovvio come alla fine di questi lavori non si siano tracciati paragoni o graduatorie destinate a porre un determinato centro al di sopra di un altro. Sarebbe stato oltremodo inutile oltre che impossibile e poco garbato. Inoltre, lo studio della cultura popolare contempla il meraviglioso, per certi versi, concetto di etnocentrismo, attraverso il quale gli abitanti di una determinata città, o addirittura di un quartiere, ritengono che la loro festa sia la più bella e grandiosa rispetto a tutte le altre. In fondo è lo stesso spirito di emulazione tra i ceti che ha portato avanti fino ai nostri giorni la processione dei Misteri a Trapani. Ciascun ceto ha sempre creduto che il proprio mistero sia il più bello e che la propria uscita in processione sia alla fine la più curata e ordinata di tutte le altre, i propri potatori i più bravi, la propria banda, la migliore!
Il confronto fra diverse realtà inoltre, non voleva e non poteva indurre a tentativi di emulazione, assorbimenti di usanze altrui, anzi andrebbe a coltivare quel fascino delle diversità che non misura la bellezza di un Venerdì Santo dal numero delle processioni, dalla sua durata, dal numero dei Gruppi più o meno belli condotti in processione ma dalla genuinità del momento.
Il convegno ha messo insieme realtà che rimangono accomunate dalla stessa cultura religiosa – cattolica, ovviamente – nelle quali le eventuali differenze sono solo sfumature, anche se talvolta, solo in apparenza, potrebbero apparire notevoli.
L’odore della cera, dell’incenso, dei fiori; elementi comuni unitamente alle immagini che riproducono sempre gli stessi episodi della Passione e Morte, oppure Maria dolente, le incontriamo a Malaga come a Enna, a Taranto come a Valladolid e, nello stesso momento, pure le emozioni avvertite da ciascuno saranno le stesse, come accade da secoli a Trapani e a Granada, a Molfetta e nell’isola di Malta. Non ci sono differenze.
Né emulazioni, né competizioni, quindi, per un appuntamento culturale che se non ha aperto un balcone ha almeno spalancato una finestra, ossia l’auspicio di nuovi incontri, nuovi confronti. Significherebbero ulteriore apertura e crescita per un territorio come il nostro, affatto deficitario di radici, storia e tradizioni.

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