
Testo dall’articolo di Beatrice Progni per Tp24:
Platimiro Fiorenza, a Trapani l’arte del corallo e il valore di continuare a imparare
«Quando ti senti un grande maestro, è lì che cadi». Platimiro Fiorenza parla del suo lavoro senza mettersi su un piedistallo. Per lui, anche dopo una vita trascorsa tra oro, argento e corallo, non si finisce mai di imparare. Più si studia, più ci si rende conto di quanto ci sia ancora da conoscere.
È da questo modo di intendere l’arte che si può partire per conoscere meglio il maestro corallaio trapanese, protagonista di una tradizione che ha segnato la storia della città. In occasione di ApritiModa, sabato 24 e domenica 25 ottobre, l’Atelier RossoCorallo di via Osorio 36 ha aperto le porte ai visitatori, con un percorso guidato tra le creazioni della famiglia Fiorenza e la presentazione di una nuova opera alla quale Platimiro lavora dall’edizione del 2024.
Una vita nella bottega
La storia comincia nel 1921, quando Pasquale Fiorenza apre a Trapani il suo laboratorio orafo, specializzandosi nella lavorazione del corallo. È lì che cresce professionalmente il figlio Platimiro, nato nel 1944, che a soli sette anni comincia a lavorare oro, argento e corallo, a conoscere le pietre preziose e a cimentarsi con le prime incisioni. Il suo lavoro attira anche l’attenzione del maestro Domenico Li Muli.
Fiorenza non si limita alla lavorazione del corallo. Nel suo percorso trovano spazio la pittura, la scultura, il restauro e la poesia. Nei primi anni Settanta partecipa a mostre e manifestazioni artistiche a Trapani ed Erice e tiene le prime esposizioni personali. Si trasferisce anche a Milano, dove collabora con lo scultore Giò Pomodoro. Poi sceglie di tornare nella sua città.
Un passaggio importante nella sua formazione, ma non un punto d’arrivo. La convinzione che lo accompagna ancora oggi è che la manualità da sola non basti. Alla tecnica devono affiancarsi lo studio e la cultura. «Senza cultura le persone possono essere manipolate», osserva, sottolineando quanto sia importante conoscere ciò che si fa e il contesto da cui proviene.
Il corallo nella storia di Trapani
La lavorazione del corallo è stata per secoli una delle attività che hanno dato identità a Trapani. Accanto all’oreficeria, al marmo e all’alabastro, ha contribuito a costruire una tradizione artistica che ha lasciato tracce nelle chiese e nelle collezioni europee. Le maestranze trapanesi realizzavano manufatti e opere sacre destinati anche a importanti famiglie e luoghi di culto fuori dalla Sicilia.
Nel suo racconto, Platimiro Fiorenza ha ricordato anche la presenza di una Madonna di Trapani alla Reggia di Caserta e la devozione che accompagnava gli artigiani nei loro viaggi. Molti portavano con sé un’immagine della Madonna, alla quale affidavano il proprio lavoro e il percorso lontano da casa. Il corallo, con il suo colore rosso associato al sangue di Cristo, era utilizzato anche per realizzare oggetti religiosi e opere di grande complessità.
Questa storia è parte del patrimonio che Fiorenza continua a custodire attraverso il suo lavoro. Oggi il corallo non viene più raccolto a Trapani e il maestro utilizza materiale conservato nel tempo, recuperandolo e trasformandolo in nuove creazioni. Il suo impegno gli è valso l’inserimento nel Registro delle Eredità Immateriali della Sicilia, nell’elenco dei Tesori Umani Viventi, dedicato ai custodi di saperi e tradizioni. Nella sua bottega, inoltre, si sono formati giovani artigiani, ai quali ha trasmesso le tecniche di un mestiere che rischia di scomparire.
Il futuro dell’artigianato
È proprio sul futuro che Fiorenza esprime le maggiori preoccupazioni. Le botteghe artigiane, invece di aumentare, sono diminuite. Imparare un mestiere richiede tempo, esercizio e investimenti, mentre le possibilità di trovare uno spazio in cui lavorare e diventare autonomi si sono ridotte.
Un tempo, ricorda, diventare maestro era motivo di orgoglio. C’era chi trasmetteva volentieri quello che sapeva, anche se non mancavano gli artigiani che preferivano custodire i propri segreti per timore della concorrenza. Oggi la domanda è un’altra: quanti artigiani saranno ancora al lavoro tra vent’anni?
Fiorenza pensa che potranno rimanerne pochi, ma proprio per questo molto ricercati. La lavorazione artigianale, secondo lui, attraversa fasi alterne e può tornare a essere apprezzata. Perché questo accada, però, servono giovani disposti a imparare e occasioni concrete per farlo.
La famiglia continua intanto a portare avanti la storia del laboratorio. La figlia Rosadea gestisce l’attività e nel 2012 ha dato vita al progetto RossoCorallo, pensato per raccontare l’identità artistica del territorio attraverso i manufatti del padre, le mostre e le pubblicazioni.
Beatrice Progni
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