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Libri: LA BELLA ALCAMO – Religiosità e tradizioni di Erina Baldassano

La Bella Alcamo

RELIGIOSITA’ E TRADIZIONI 

Religiosità fortemente sentita quella degli Alcamesi. Dopo i reiterati tentativi di  etnocidio o di “iconoclastia” di un passato, considerato”kitsch”, imputabili ad una rivoluzione mancata, anche se professata, il riflusso a condotto alla riscoperta di valori folklorici, come alcune feste religiose, rifunzionalizzate nelle loro singnificanze devozionali o pseudo-profane.         

L’Immacolata

Inaugura il ciclo liturgico la ricorrenza dell’Immacolata con novenario, celebrazioni religiose e processione. Già la vigilia, all’alba, le “ninnaredde” alcamesi, che la banda musicale intona per le vie cittadine, anticipano la suggestività dell’ atmosfera natalizia.

Nel pomeriggio, recandosi in corteo, Sindaco e Giunta comunale offrono alla statua processionale un cero votivo di Kg. 5, con lo stemma della città inciso.

Il simulacro, muovendo dalla parrocchia di S.Francesco d’ Assisi, e condotto a spalla dai confrati in abito tradizionale (sacco e visiera bianchi, mantello azzurro), a viso scoperto. 

 

Il Natale

Il Natale ha mantenuto nel tempo le sue costanti folkloriche. Pur adottando la consuetudine dell’ albero addobbato, non ha accantonato quella del presepe che,variamente interpretato e configurato, si impone, in ambiti non esclusivamente familiare, per la fruizione collettiva presso chiese, enti, associazioni. Tra Natale ed Epifania, un gruppo di giovani dà animazione al presepe vivente, articolato “in intinere”, con sfilata di personaggi attraverso le vie principali, e “da fermo” in piazza Ciullo o tra i ruderi dell’ Annunziata. Curate da associazioni religiose o dal Comune, gare sportive, mostre, recitals dialettali e nenie natalizie, eseguita dalla banda musicale cittadina o da zampognari e ciaramellari, provenienti da altre regioni.

 

San Giuseppe

Come il Natale si ricollega alle feste pagane del solstizio d’ inverno, così, in coincidenza equinoziale, cade la ricorrenza di S.  Giuseppe.

La collettività onora il Patriarca secondo un “cliche” collaudo e codificato: funzione stradale.

La devozione di privati, che adempiono a una promessa per grazia ricevuta o da ricevere, si evidenzia in altari votivi e banchetti ai poveri (virgineddi).

Rudimentali ai altari lignei, a gradini poggianti su una mensa, vengono rivestiti da lenzuola ricamate e tovaglie da pranzo e d’altare e decorati con ceri e fiori.

Tra suppellettili pregiate e statuine sacre, spiccano i pani, numerosi e caratteristici nelle varie dimensioni e forme: ciambelle (cucciddati) ostensori, personificazioni e simboli sacri, animali, frutti. Incluso in una cappella, l’artaru anticu sostiene su quattro colonne – supportato da quartari di ramu –  un baldacchino;  l’ artaru moedernu  ostenta paramenti di tipo chiesastico. 

La  mensa  d’altare fa da  tavola per il pranzo dei commensali,  che interpretano i  tre componenti di sacra famiglia e altri santi, destinati  del voto espresso dal padrone di casa . Sono preferiti i mesi da marzo a ottobre per il soddisfacimento del voto, diversamente da altri paesi in cui l’altare  banchetto si attua in coincidenza con la festività di S.Giuseppe.

Dopo l’equinozio di primavera, la settimana santa concede ampi spazzi alle cadenze liturgiche e folkloriche. 

 

La Domenica delle Palme

La Domenica delle Palme si benedicono nelle chiese ramoscelli di ulivo e palme intrecciate e talvolta decorate.

Nel pomeriggio si svolge la rappresentazione itinerante della Passione di Cristo, curata dalla Compagnia “Nuovo Teatro”.

Dalla parrocchia di S. Anna (Cappuccini), tutti i personaggi (oltre il centinaio), in costume d’epoca, sfilano fino a piazza Ciullo. Su un rudimentale palco interpretano gli episodi relativi al tradimento, all’arresto e al processo di Cristo.

Si ricostituisce quindi la processione ideale che, attraverso il corso 6 Aprile e il viale Italia, giunge alla “Rotonda” e qui si svolge la rappresentazione della Crocifissione e, dal 1991, quella della Resurrezione.

Il Giovedì Santo i devoti visitano (rispettando un numero dispari) i  sepurcri apparati nelle chiese.

Nella sosta orante,essi possono apprezzare la presenza di lavureddi: piatti o vassoi con steli di cereali e legumi, ornati con nastri e simboli della Passione.     

Si ammira talvolta una cutra che rievoca, sul pavimento di un’ abside, con granelli di riso, elementi figurali della passione. In chiese monastiche, reliquiari pregiati conferiscono maggiore vistosità ai sepurcri.

La processione del Venerdì Santo muove dalla parrocchia S.Oliva,con l’urna a vetri di Gesù deposto e la “vara” di Maria Addolorata, precedute da una lunga duplice fila di fedeli, molti dei quali a piruni (a piedi scalzi).

La partecipazione di bambini in costume si rivela come sopravvivenza di antiche processioni ideali.

Giuditte e Samaritane sono riconoscibili dal colore dell’ abito e dal simbolo tenuto in mano: veste rosa e testina di Oloferne per le prime; abito giallo e brocca per le seconde.Intervengono altri personaggi quali  l’ Addolorata, S.Michele, S.Vito, S.Rita, S.Margherita di Labourè,oltre agli immancabili angioletti.

La funzione più suggestiva della Settimana Santa si svolge alla mezzanotte del Sabato.

Nella chiesa Madre, con un’ ingegnosa macchina nascosta dietro l’ altare maggiore, viene lanciata in alto la statua di Gesù Risorto, a creare l’ illusione ottica della Resurrezione (lu risusciutu).      

 

San Francesco di Paola

La seconda domenica dopo Pasqua è dedicata a S. Francesco di Paola, lu Santu Patri.

La festa popolare, animata da bancarelle e luminarie nel quartiere di pertinenza della parrocchia, è solennizzata con una processione per le strade del centro storico.

 

- “Lu Patriciniu” -

La cerimonia del “Patruciniu” ripete, in forma ampia e pubblicamente solenne, l’ “invito” di S.Giuseppe. Si svolge la terza domenica dopo Pasqua in piazza Ciullo. Entro uno steccato, su un palco con una scalinata centrale, è apparecchiata una tavola.Fa da fondale una tela del pittore Salvatore Nasta, raffigurato Giuseppe il Giusto che apre i granai del Faraone al popolo. I tre ospiti sacri, a mezzogiorno, accedono al pranzo, serviti da confrati della conpletazione della S. Famiglia . Questi ultimi (all’interno dello steccato che limita lo spazio riservato agli organizzatori e ai musici della banda musicale cittadina) un tempo servivano anche ai poveri , alle lunghe tavole appositamente inbandite. Così nella festa del Patrocinio si intersecano elementi devozionali, caritativi e spettacolari. 

 

Il Mese di Maggio

S. Giuseppe Lavoratore è festeggiato, il 1° maggio, nel quartiere della parrocchia di S. Ciusippuzzu.

Oltre a cerimonie liturgiche e sfilate di quadri viventi del Patriarca e della S. Famiglia, si hanno bancarelle, giochi e spettacoli con esibizione di cantanti. In ambito extrarionale, movimenti sindacali e politici organizzano corse di biciclette, gare sportive e cortei di carretti siciliani e carri allegorici, illustranti aspetti di lavoro artigianale e contadino.

Caratterizzano l’intero mese di maggio li calati (pellegrinaggi al santuario di Maria SS. dei miracoli), la partecipazione alle quotidiane cerimonie liturgiche e l’apprestamento di altarini stradali ad iniziativa privata, arieggianti nella struttura quelli di S. Giuseppe.

Vi convengono, la sera, i vicini per recitarvi il rosario e intonare canti mariani in dialetto. Nell’ ambito della chiesa Madre, funzioni liturgiche si svolgono per il Corpus Domini.

Nel pomeriggio una solenne processione, per le vie del centro storico, percorre un itinerario pausato, un tempo, da soste presso altarini stradali privati, durante le quali veniva impartita più volte la benedizione delle strade e della comunità dei fedeli. Rimane un solo esemplare di altare, ad opera della congregazione della S. Famiglia, edificato su un palco in piazza Ciullo, e non più in cima ai gradini della chiesa del Collegio (come è avvenuto fino al 1989).

Persistono tuttora i costumi tradizionali dei confrati processionanti, con sacco e visiera bianchi, contraddistinti dal mantello rosso per la confraternita del SS. Sacramento, azzurro per quella dell’ Immacolata.

 

La festa della Madonna

La festa più importante è quella in onore di Maria SS. dei Miracoli, patrona della città. L’invenzione dell’immagine risale al 1547, a quel periodo, cioè, che registra frequenti ritrovamenti di icone della vergine in altre città della Sicilia.

Ad esse la tradizione attribuisce miracoli che si configurano nella guarigione di ciechi, di muti, sordi, paralitici.

Maria dei Miracoli venne ritrovata presso una fonte, nella parte bassa della città, dove oggi sorge il santuario d’a Maronna dda jusu (della Madonna di laggiù).

La giornata, 21 giugno, assume il carattere di festa solstiziale. I festeggiamenti durano tre giorni , prendendo il via il 19. Documenti d’archivio attestano l’allestimento privato di altarini votivi per le strade e la presenza di luminarie ad olio, a spese degli orticultori, specialmente lungo percorso del pellegrinaggio al Santuario.

Lo sparo dei mortaretti annunciava – come accade ancora oggi – la festa, suggellata dai fuochi d’artificio. Si svolgevano, inoltre, processioni ” lunghe un miglio e mezzo, camminando stretti”, e sfilate con personaggi biblici. il simulacro di Maria era trasportato a spalla o sopra vare, in  certi anni strutturate in modo da assumere la fisionomia di macchine trionfali. Tra le altre manifestazioni popolari, le corse di cavalli e la sfilata di personaggi storici in costumi d’epoca. Era consuetudine condurre in pellegrinaggio al Santuario gli animali ristabiliti da una malattia. I contadini che li guidavano procedevano a piedi scalzi e con la cera. Oggi, durante la festa patronale, si svolgono concerti bandistici, spettacoli musicali, gare ciclistiche, corsi di cavalli. Queste, dopo una lunga pausa di tempo, sono state riesumate da un decennio. Particolarmente curata è l’illuminazione del corso 6 Aprile e della piazza Ciullo. Della devozione a Maria dei Miracoli sono traccia gli ex-vuoto e le edicolette private.

 

La Madonna dell’Alto

Un’altra manifestazione del culto mariano si esprime per la festa della Natività di Maria (8settembre), in Alcamo solennizzata con un pellegrinaggio alla vetta del monte Bonifato, ov’è  il santuario della Madonna dell’Alto (Maronna di l’avutu). Alla processione campestre segue spesso un  recital di canti e di poesie dialettali, in lode di Maria. L’atmosfera festiva è preparata dai falò (vampati) che, la sera della vigilia,si accendono sulla spiaggia, in campagna e in città. Alla consuetudine dei pellegrinaggi notturni, ormai  ridotta,si affianca quella di atipiche veglie di giovani sulla spiaggia.

 

Erina Baldassano Cataldo

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