Trapani Nostra

L'archivio della memoria di Trapani e provincia

Categoria: Pagine Varie

  • Trapani: Il relitto della Motonave «Città di Trapani», testo tratto da un post di Mario Torrente

    Relitto Motonave Città di Trapani

    Testo dal post di Mario Torrente:
    Una storia custodita nel mare di Trapani: il relitto del “Città di Trapani”
    In questo video, che ho girato nel tratto di mare proprio davanti al Villino Nasi, vi porto sott’acqua per mostrarvi ciò che resta del relitto del “Città di Trapani”, la grande motonave, lunga 88 metri e larga 12, finita sugli scogli il 4 dicembre 1957 a poche centinaia di metri dalla costa. Era da poco uscita dal porto di Trapani diretta verso Palermo. Fu un doppio naufragio, visto che durante le operazioni di soccorso affondò il “Pirano”, uno dei rimorchiatori che uscirono in mare, sfidando le onde del maestrale, assieme ad altri pescherecci e imbarcazioni, per prestare soccorso alla nave in difficoltà dopo che si era incagliata nella secca Balata.
    A bordo complessivamente c’erano 46 persone. Le vittime furono sei, due del “Pirano”, ovvero il comandante ed il direttore di macchina, mentre tra i componenti dell’equipaggio del “Città di Trapani” persero la vita diversi ufficiali: il primo ed il secondo di coperta, il secondo di macchina e l’allievo ufficiale di coperta. Due corpi non vennero mai ritrovati.
    Alle operazioni di soccorso parteciparono anche due elicotteri arrivati da Palermo, mentre soffiava forte vento di maestrale e le imbarcazioni arrivate sul posto per prestare soccorso venivano sballottate dalla furia del mare agitato. E furono proprio i pescherecci trapanesi che, riuscendo ad affiancarsi sulla paratia del “Città di Trapani” nonostante le difficili condizioni meteo e le violente mareggiate che non davano tregua, riuscirono a salvare i passeggeri e quasi tutti i componenti dell’equipaggio, alcuni dei quali vennero riportati a terra feriti.
    Quella del “Città di Trapani” è sicuramente una storia da raccontare e ricordare, custodita nei bassi fondali della scogliere del Villino Nasi, e che ci parla anche del coraggio degli uomini di mare trapanesi, sempre pronti a sfidare le onde e rischiare barca e vita per prestare soccorso a chi è in difficoltà in balia delle onde. Durante le operazioni di salvataggio ci fu anche un pescatore che si fece calare più volte da un elicottero per provare a salvare l’allievo ufficiale bloccato nella timoneria del rimorchiatore. Finendo anche in mare.
    A bordo del “Città di Trapani” salì poi un vigile del fuoco, proprio mentre la nave era incagliata e sferzata dalle onde del mare in tempesta, mentre i pescherecci manovravano tra i marosi riuscendo a mettere in salvo passeggeri ed equipaggio, non lasciando mai da soli gli uomini dell’equipaggio rimasti a bordo fino alla fine nel tentativo di salvare la nave. E di episodi da ricordare, in questa tragedia del mare consumatasi proprio davanti la città di Trapani, ce ne sono davvero tanti. A partire dalla storia di questa nave che in origine si chiamava “Città di Marsala”, bastimento che scampò ai siluri ed alle bombe della seconda guerra mondiale, rischiando di affondare in Grecia e poi di finire nella mani degli jugoslavi durante l’occupazione di Trieste. Quei pezzi di ferro arrugginiti e la parte ancora affiorante che si vede dal porto peschereccio, ci ricordano dunque anche gli orrori della guerra. E tutte le vite spezzate in quel tristissimo periodo.
    Finito il conflitto, la nave “Città di Marsala” venne ribattezzata “Città di Trapani”, in memoria della gemella affondata, dopo essere stata colpita da un siluro, davanti alle coste libiche durante la seconda guerra mondiale. Quando, dipinta di bianco e con la grande croce rossa al centro, la nave varata nel 1929 col come della città di Trapani venne riconvertita dalla Regia Marina in nave ospedale. Ed anche questa, assieme alle tante missioni di salvataggio e recupero di feriti nel mar Mediterraneo, sarebbe una storia da inserire nel grande libro della memoria del mare e della marineria trapanese. Perchè quella nave, a prescindere dall’equipaggio e dalle persone che erano a bordo, portava il nome “Città di Trapani”.
    Un nome che oggi, a decenni di distanza da quei fatti, racconta di due naufragi. Il primo nel bel mezzo della seconda guerra mondiale, quando il “Città di Trapani” trasportava soldati feriti e chi era a bordo per aiutarli. Il secondo disastro, invece, si consumò a pochissima distanza dalla città di cui la nave portava il nome.
    E proprio nei bassi fondali del mare trapanese la motonave “Città di Trapani” il 4 dicembre del 1957 si fermò per sempre, con alcune parti che, in base alla marea, sono quasi affioranti, come si vede dalle immagini che ho girato e che condivido in questo video per mostrarvi ciò che resta del relitto: probabilmente si potrebbe trattare del doppio fondo dello scafo, della parte inferiore sul paramezzale e di una punto di quella che doveva essere la stiva di carico. Si vede anche molto bene un’ordinata della nave. Più avanti, quasi a pelo d’acqua (ed infatti nei decenni tante barche ci sono andate a sbattere) c’è una struttura con dei fori chiamati “passi d’uomo”, usati per ispezionare la sentina (si vedono anche in altre parti del relitto) dove probabilmente poggiavano le lamiere della stiva. Una costruzione perfettamente in linea con la tipologia di una nave in ferro tipica dei primi anni del 900, un modello successivamente superato con l’avvento dei doppi scafi.
    Sparse in altri punti della secca ci sono anche delle parti superstiti della struttura della nave (o forse pure pezzi del Pirano), come quella ancora affiorante che si vede passeggiando lungo la strada principale del porto peschereccio. A distanza sembra uno scoglio. Ma non è un pezzo di roccia. E’ una parte del “Città di Trapani” che ci ricorda cosa successe in questo tratto di mare, a pochissima distanza dalla costa, 69 anni fa.
    Tra l’altro il prossimo anno sarà il settantesimo anniversario di quella tragedia. Forse sarebbe il caso di provare a tenere viva la memoria di quelle vittime. Le loro storie. Il coraggio di chi andò a prestare soccorso sfidando il mare in burrasca e salvando tante vite. Ma anche quel senso del dovere, del sacrificio e tutti i valori della tradizione marinara che i marittimi portano con loro a bordo in ogni imbarco. La tragedia del “Città di Trapani” e del “Pirano” ci ricorda anche questo. La storia del naufragio del “Città di Trapani” e del “Pirano” rappresenta una pagina di memoria che ci parla di vittime del mare ma anche del coraggio di chi sfidò le onde del Maestrale per salvare passeggeri ed equipaggio.
    Il “Città di Trapani” era una motonave, varata nel 1929, lunga 88 metri, larga 12 ed in grado di portare 600 persone, che faceva parte di una serie di nove bastimenti da impiegare nelle linee del Mediterraneo. Ma il suo nome originario era “Città di Marsala”, ribattezzata nel 1948 “Città di Trapani” dopo l’affondamento della gemella, il “Città di Trapani” per l’appunto, che durante la seconda guerra mondiale venne adibita a nave ospedale: affondò, dopo essere stato silurata, al largo della Libia. Anche il “Città di Marsala” durante la guerra venne usata dalla Regia Marina per il trasporto truppe e materiali.
    Venne anche silurata e rischiò di affondare. Ma restò a galla e l’equipaggio riuscì a portarla in porto. A Trieste, invece, stava per finire nelle mani degli jugoslavi, ma era senza motore e semi affondata. E forse per questo si salvò, considerate le difficoltà per spostarla. Alla fine rimase italiana.
    Dopo la guerra, in ricordo della gemella affondata, la nave “Città di Marsala” venne ribattezzata “Città di Trapani” ed entrò in servizio per la Tirrenia nelle linee del Mar Mediterraneo, inizialmente per i collegamenti tra Civitavecchia e Olbia. Successivamente in altre tratte che facevano scalo a Trapani. E fu proprio durante uno di questi viaggi, con la nave proveniente da Cagliari e successivamente diretta a Palermo, che si consumò la tragedia costata la vita a sei marittimi, due dei quali non vennero mai ritrovati. Altri corpi vennero invece restituiti dal mare: uno, quello del comandante del Pirano, nella spiaggetta del Villino Nasi. Il cadavere del primo ufficiale venne ritrovato nei pressi della Torre di Nubia mentre quello dell’allievo ufficiale venne recuperato grazie all’intervento di due elicotteri ed al coraggio di un pescatore trapanese che per ben due volte si fece calare dall’elicottero, finendo pure in acqua dopo che si ruppe il cavo, rischiando quindi la vita. Ma l’indomani si offrì nuovamente volontario. Quel giorno venne recuperato il corpo, purtroppo senza vita, dell’allievo ufficiale bloccato, col giubbotto salvagente addosso, nella timoneria del Pirano.
    In questa storia c’è anche il coraggio dei pescatori trapanesi, che con i loro pescherecci riuscirono a salvare passeggeri ed equipaggio, tornando più volte affianco alla paratia del “Città di Trapani”. L’ultima volta che salvare gli ultimi uomini rimasti a bordo, tra cui il comandante.
    L’indomani il mare di Trapani si sveglio con un tappeto di colore verde: era il carico di mandorle che dalla nave si era riversato in acqua uscendo dagli squarci aperti dagli scogli all’altezza delle stive. Una scena che mio padre ricorda perfettamente, così come ricorda quella grande nave col fumaiolo scuro ormeggiata, con la prua rivolta verso Ponente, al molo Sanità, la banchina dove oggi ormeggiano le grandi navi da crociera compresa tra il terminal degli aliscafi e la Stazione Marittima. Dietro invece attraccava il “Mazara”, la nave che si occupava dei collegamenti con Pantelleria e Lampedusa. Mia nonna, oggi 97enne, ancora ha in mente quando da casa sua, alla Marina, vedeva uscire la grande nave carica di merci e passeggeri. E ricorda benissimo anche quella mattina del 4 dicembre di 69 anni, quando il “Città di Trapani” uscì dal porto superando la Colombaia per prendere il largo. Ma poco dopo arrivò la notizia dell’incidente in mare: che nave era finita in secca vicino a Torre di Ligny. Tanti trapanesi allora si riversarono dalle parti del porto peschereccio per vedere il grande bastimento intrappolato negli scogli con attorno i mezzi arrivati per prestare soccorso. Era dicembre e molte barche che andavano a “cianciolo” erano tirate nello scalo di alaggio che c’era un tempo. I pescherecci che invece erano in mare erano quelli che facevano strascico. Ci fu un gran trambusto in città. E tutti si mobilitarono per provare a dare aiuto. Chi aveva la barca calata uscì sfidando le onde per salvare le persone a bordo. Da terra invece si faceva quanto necessario per accogliere i naufraghi. Si mobilitò un’intera comunità, composta in gran parte di pescatori e marittimi. Era la Trapani degli anni Cinquanta uscita da poco dalla guerra, con il ricordo delle bombe e dei morti ancora nitido. E le macerie degli edifici bombardati ancora per strada. E tra i pescatori che manovravano i pescherecci tra le onde vicino alla paratia del “Città di Trapani” c’era anche chi era stato in guerra imbarcato su navi militari e sommergibili.
    Per 77 giorni si provò a recuperare la motonave. Ma i tentativi furono vani. La “Città di Trapani” era talmente incagliato negli scogli che non si riuscì a liberare la chiglia dalla presa dei bassi fondali del mare che aveva dato il nome a quell’imbarcazione che riuscì a scampare alle bombe ed ai missili della seconda guerra mondiale. Ma non alle secche ed al mare di Trapani.
    In questa storia c’è anche il coraggio dei pescatori trapanesi, che con i loro pescherecci riuscirono a salvare passeggeri ed equipaggio, tornando più volte affianco alla paratia del “Città di Trapani”. L’ultima volta che salvare gli ultimi uomini rimasti a bordo, tra cui il comandante.
    L’indomani il mare di Trapani si sveglio con un tappeto di colore verde: era il carico di mandorle che dalla nave si era riversato in acqua uscendo dagli squarci aperti dagli scogli all’altezza delle stive. Una scena che mio padre ricorda perfettamente, così come ricorda quella grande nave col fumaiolo scuro ormeggiata, con la prua rivolta verso Ponente, al molo Sanità, la banchina dove oggi ormeggiano le grandi navi da crociera compresa tra il terminal degli aliscafi e la Stazione Marittima. Dietro invece attraccava il “Mazara”, la nave che si occupava dei collegamenti con Pantelleria e Lampedusa. Mia nonna, oggi 97enne, ancora ha in mente quando da casa sua, alla Marina, vedeva uscire la grande nave carica di merci e passeggeri. E ricorda benissimo anche quella mattina del 4 dicembre di 69 anni, quando il “Città di Trapani” uscì dal porto superando la Colombaia per prendere il largo. Ma poco dopo arrivò la notizia dell’incidente in mare: che nave era finita in secca vicino a Torre di Ligny. Tanti trapanesi allora si riversarono dalle parti del porto peschereccio per vedere il grande bastimento intrappolato negli scogli con attorno i mezzi arrivati per prestare soccorso. Era dicembre e molte barche che andavano a “cianciolo” erano tirate nello scalo di alaggio che c’era un tempo. I pescherecci che invece erano in mare erano quelli che facevano strascico. Ci fu un gran trambusto in città. E tutti si mobilitarono per provare a dare aiuto. Chi aveva la barca calata uscì sfidando le onde per salvare le persone a bordo. Da terra invece si faceva quanto necessario per accogliere i naufraghi. Si mobilitò un’intera comunità, composta in gran parte di pescatori e marittimi. Era la Trapani degli anni Cinquanta uscita da poco dalla guerra, con il ricordo delle bombe e dei morti ancora nitido. E le macerie degli edifici bombardati ancora per strada. E tra i pescatori che manovravano i pescherecci tra le onde vicino alla paratia del “Città di Trapani” c’era anche chi era stato in guerra imbarcato su navi militari e sommergibili.
    Per 77 giorni si provò a recuperare la motonave. Ma i tentativi furono vani. La “Città di Trapani” era talmente incagliato negli scogli che non si riuscì a liberare la chiglia dalla presa dei bassi fondali del mare che aveva dato il nome a quell’imbarcazione che riuscì a scampare alle bombe ed ai missili della seconda guerra mondiale. Ma non alle secche ed al mare di Trapani.

    Visualizza il video di Mario Torrente: Il relitto della Motonave «Città di Trapani»

    Relitto Motonave Città di Trapani
    Relitto Motonave Città di Trapani
    Relitto Motonave Città di Trapani
    Relitto Motonave Città di Trapani

    Immagini collegate:

  • Trapani: Lo Scoglio Palumbo, brevi cenni di Mario Torrente

    Sbarco Madonna di Custonaci 2023

    Testo dal post di Mario Torrente:
    Il faro dello scoglio Palumbo, separato da uno stretto braccio di mare dall’isolotto della Colombaia. Questo fanale, il cui progetto iniziale risale al 1858, quindi al tempo dei Borboni e poco prima dell’Unità d’Italia, venne attivato nel 1881 per segnalare la presenza di secche e scogli nei pressi dell’imboccatura del porto di Trapani, guidando quindi nella navigazione chi arrivava dal mare. La torre cilindrica è alta 12 metri mentre la luce si trova a 16 metri sul livello del mare. Un luogo che, visto dal mare, regala ancora un’altra prospettiva. Da raggiungere in canoa, con Trapani alle spalle, la Colombaia a poca distanza e la possibilità di pagaiare dal villino Nasi a Torre di Ligny per arrivare alle Mura di Tramontana. Tutto ad un tiro di schioppo dal brusio della città…anche questa è la Trapani da vivere e scoprire anche via mare.

    Visualizza il video di Mario Torrente: Trapani – Il faro dello scoglio Palumbo

    Immagini collegate:

  • Bruca (TP) – Segesta Horse Cup – Fitetrec-Ante – (promoter: Nino Culcasi)

    Come quasi ogni anno il caro amico Nino Culcasi organizza in evento equestre. Quest’anno due giorni dedicati ai cavalli sono stati realizzati a Bruca località italiana frazione del comune di Buseto Palizzolo (TP).
    L’evento, legato alla Fitetrec-Ante (Federazione Italiana Turismo Equestre e Trec) dal “titolo” «Segesta Horse Cup» nella sua prima edizione si è svolta con grande successo il 27 e 28 giugno presso il Centro Ippico Pietra dei Fiori, ospitando le finali regionali e prove di monta western e tradizionale.
    Nel primo giorno dell’evento è stato organizzato un percorso per i cavalieri.

    Visualizza le foto

    Immagini collegate:

  • Castellammare del Golfo – Concerto 2026 – Istituto Comprensivo Pascoli-Pirandello

    Ogni anno al termine del ciclo scolastico, gli Istituti con l’indirizzo musicale organizzano un concerto per dar modo ai ragazzi di mettere in evidenza la loro crescita musicale. Quest’anno mi sono recato a Castellammare del Golfo, e ho avuto modo si ascoltare il concerto organizzato dall’Istituto Comprensivo Pascoli-Pirandello, del quale un mio nipote ne fa parte quale insegnante.
    Corre l’obbligo nominare coloro che hanno dato vita al concerto oltre naturalmente tutti i ragazzi che hanno suonato. Iniziamo dai docenti di musica: Gioele Corso – Chitarra, Erika Greco – Clarinetto (che è pure referente dell’indirizzo musicale), Francesco Di Maio – Pianoforte, Vita Nastasi – Violino. La serata è stata presentata da Alessandra Mansella, da Leo Abita (ex alunno della scuola), la voce solista è stata quella di Oriana Alessandra. Alla fine del concerto sono intervenuti il Dirigente dell’Istituto Salvatore Tinnirello e il sindaco di Castellammare del Golfo Giuseppe Fausto. Notevole è stata la presenza del pubblico cha ha gradito con lunghi applausi i brani eseguiti. L’evento si è tenuto all’interno della piazzetta del Castello dinanzi l’ingresso.

    Visualizza le foto

    Immagini collegate:

  • Custonhenge -I Sentieri di Gu – Dicembre 2022 – Memmo Gambina

    Dal post di Memmo Gambina inserito su FB in data 19/09/2025
    “Custonhenge”
    Luoghi di assoluto fascino, scolpiti dal tempo e lontani (per alcuni davvero remoti, inarrivabili) dal disordine in cui ci siamo abituati a sopravvivere e proiettare le nostre frequenze più basse.
    Ma la vera fonte di vita è lì, nelle viscere delle nostre montagne che senza alcun orologio, nessun ticchettio, scandiscono il tempo e lo custodiscono nei giganti che vivono in esso, veri e propri guardiani di pietra.
    È la natura in simbiosi con l’uomo che non c’é più, quello che offriva ad essa il massimo rispetto, celebrandola nella sua luce divina.
    Lo stesso uomo che oggi rinnega le proprie origini, celate in uno spessore intoccabile di saccenteria e scetticismo.
    Mancano dieci giorni al solstizio invernale, giorno in cui il sole si ferma ad osservare il creato, da quel momento inizia il risveglio della natura, lento, lentissimo, ogni giorno che passa equivale ad un respiro profondo, la rinascita, la consapevolezza di tornare alla vera essenza di questa vita.
    Così è per la natura, così è per l’uomo che affida ad essa la sua vera esistenza profonda, divina.
    Questo incanto si trova a due passi da casa nostra, ma per poterlo ammirare occorre sacrificio, speranza e soprattutto rispetto, non è un drive in, un cinema all’aperto, ma un luogo di meditazione, di silenzio.
    A volte il sole vola più in alto delle nubi che coprono il palcoscenico, così lo spettacolo non va in scena, a volte punti la sveglia e ti alzi di notte, facendo km di auto per arrivare in tempo, muovendoti al buio tra le rocce appuntite che nascondono e proteggono il grande guardiano dei monti, ma poi … nulla accade, devi tornartene a casa deluso, perché un soffio autorevole sulle nuvole (soprattutto in inverno) copre il sole, impedendo al grande sovrano di manifestarsi.
    A volte però, accade anche il miracolo, il dono più grande che potresti ricevere … e credetemi, è quello per la quale vale sempre la pena insistere, perché tu sei lì, ci hai creduto, aspetti e aspetti, fino a quando … come in un incantesimo, arriva lei, questa incandescente luce che pizzica gli occhi, donandoti ciò che non puoi nemmeno immaginare pochi istanti prima, ma che all’improvviso è lì con te, raggiante, intensa, folgorante, semplicemente TUA!

    Visualizza le foto

    Immagini collegate:

  • Grotta Perciata (Cornino – Custonaci) Un post di Memmo Gambina – 2025 – (I sentieri di Gu)

    Dal post di Memmo Gambina inserito su FB in data 19/09/2025
    Magari ho visto troppi film di fantascienza, ma quella che vedete nella prima foto (realizzata da Nunzio Ilari e gentilmente concessa dall’Assocoazione DroneSet, che ringrazio) a me sembra una vecchia strada che collegava il mare con la “Grotta Perciata” (visibile nelle altre foto).
    Magari mi sbaglio o magari no e si tratta davvero di un’antica strada che il fuoco, dopo l’ultimo devastante incendio dello scorso 25 luglio, ha liberato dalla macchia mediterranea che l’ha sepolta per decenni.
    Nella seconda foto, da me modificata, potete vedere evidenziato in rosso, sia il tracciato della carreggiata, sia il punto in cui si trova l’accesso alla grotta perciata, che l’area che interessava la zona archeologica di una sito studiato in passato, ma che anziché mettere tutti d’accordo, ha lasciato molte domande in sospeso.
    Alcuni studiosi (non faccio nomi) sostenevano si potesse trattare della seconda città Eraclea in Sicilia, fondata da Dorieo, una città durata solo un trentennio e poi abbandonata, altri studiosi in disaccordo, hanno lasciato dubbi circa la sua natura, ma nessuno scavo è stato mai fatto, nessun rilievo serio, se non basarsi semplicemente sul ritrovamento dei cocci e della ceramica rinvenuta.
    Il fuoco raramente è un alleato, questa è una delle rarità, pertanto, sarebbe assai importante che qualche archeologo motivato, possa dare un’occhiata al sito in questione, approfittando che ancora non è cresciuta l’erba, perché a breve, dopo le prossime piogge, non solo non sarà più possibile effettuare rilievi, ma sarà addirittura pericoloso accedere al sito, poiché le piogge porteranno a valle tutto ciò che incontrano sul loro cammino.
    Carpe Diem!

    Immagini collegate:

  • Erice rende omaggio alle campionesse d’Italia – 2026 – HANDBALL ERICE

    Dal comunicato stampa di Rossella Cosentino, Assessora alle Politiche Sportive del Comune di ERICE:
    Erice rende omaggio alle campionesse d’Italia. L’Amministrazione comunale ha accolto a Palazzo Municipale la Handball Erice. Riconoscimento alla squadra, allo staff e alla società per uno storico traguardo sportivo e per il contributo dato all’immagine della città.
    Erice rende omaggio alle campionesse d’Italia.
    Una sala consiliare gremita e un lungo applauso hanno accolto ieri, nella sede del Palazzo Municipale di piazza Antonino Zichichi, le atlete, lo staff tecnico e sanitario e i dirigenti della AC Life Style Handball Erice, ricevuti dall’Amministrazione comunale in occasione della recente conquista dello Scudetto nel campionato di pallamano femminile.
    Nel corso della cerimonia la sindaca Daniela Toscano ha consegnato una targa celebrativa alla società 📜🤝, esprimendo il ringraziamento della città per un risultato che rappresenta uno dei momenti più significativi nella storia sportiva di Erice.
    L’incontro è stato l’occasione per rendere omaggio non soltanto al prestigioso traguardo raggiunto, ma anche al percorso che negli anni ha portato la Handball Erice a consolidarsi tra le realtà di riferimento della pallamano italiana, contribuendo a promuovere il nome della città ben oltre i confini regionali. Particolare riconoscimento è stato rivolto alla società, alle atlete, allo staff tecnico e sanitario, ai dirigenti e a tutti coloro che hanno contribuito alla crescita del progetto sportivo, costruito nel tempo attraverso programmazione, competenza e spirito di appartenenza.
    DICHIARAZIONI
    «Questo scudetto è il punto di arrivo di una storia fatta di tenacia e di coraggio – ha dichiarato la sindaca, Daniela Toscano –. È forse proprio per questo che assume un valore ancora più grande. Negli anni la Handball Erice ha sfiorato più volte questo traguardo… Questa società, invece, ha trovato sempre la forza per ripartire e migliorarsi. La vittoria di quest’anno non nasce soltanto dal talento delle atlete, ma dalla capacità di credere in un progetto anche nei momenti più difficili. In questi anni le Arpie hanno conquistato trofei importanti e hanno costruito una credibilità che va ben oltre il campo da gioco. Erice è sempre più identificata come un modello positivo di sport».
    «La Handball Erice – afferma l’assessora allo sport Rossella Cosentino – rappresenta oggi un esempio concreto di come lo sport possa diventare strumento di crescita e promozione del territorio. Dietro questo successo ci sono anni di lavoro quotidiano, investimenti e sacrifici. Le Arpie 🦅 hanno saputo offrire un’immagine moderna, seria e vincente dello sport ericino, rafforzando il prestigio della nostra città a livello nazionale, anche nell’ottica della candidatura di Erice a Città Europea dello Sport ACES 2027. Di questo siamo profondamente orgogliosi»

    Immagini collegate:

  • AC LIFE STYLE ERICE (Handball Erice) CAMPIONE D’ITALIA

    Dal comunicato stampa del Comune di ERICE:
    L’AC Life Style Erice conquista lo Scudetto 2025/26 scrivendo una pagina storica per lo Sport siciliano.
    Le Arpie entrano nell’albo d’oro con il primo tricolore della loro storia, impreziosendo un palmarès già ricco di successi, con tre Coppe Italia e tre Supercoppe.
    Uno Scudetto che riporta il titolo in Sicilia dopo 24 anni e che rappresenta un motivo di orgoglio per l’intera comunità.
    L’Amministrazione comunale di Erice si congratula con la società, le atlete, lo staff tecnico e i dirigenti per questo straordinario traguardo, frutto di impegno, programmazione e passione, rinnovando la propria vicinanza a una realtà sportiva sostenuta con convinzione nel suo percorso di crescita fino alla conquista di questo storico Scudetto per Erice e per tutta la Sicilia.
    Un plauso particolare a Norbert Biasizzo, vera anima di questo ambizioso progetto sportivo, che con visione, determinazione e passione ha guidato le Arpie fino a questo giorno storico, che consacra definitivamente la Handball Erice nell’élite della pallamano italiana con un traguardo destinato a rimanere nella storia.
    Complimenti, Arpie!
    GRAZIE Handball Erice

    Immagini collegate:

  • Trapani – Inner Wheel – presenta il libro di Dario Agueli -2026

    foto della presentazione con Dario Agueli e Gianfranca Basiricò

    TRAPANI – 2026 – L’International Inner Wheel, organizzazione femminile di service strettamente legata al Rotary International, di cui condivide ideali, finalità e obiettivi come l’amicizia, il servizio e la comprensione internazionale. Nato nel 1924 per unire le donne, storicamente mogli di rotariani, ha organizzato, presso la Villa Pampalone in Trapani, una raccolta di fondi a sostegno del Reparto di (P.O.) “G. Di Cristina” ARNAS Civico di Palermo, proveniente dalla vendita di un libro scritto da Dario Agueli, scrittore di Calatafimi Segesta (TP). Al pomeriggio hanno partecipato per l’intrattenimento musicale: al violino Agata Fanzone, al sax Davide Gianquinto, e al flauto, Rosa Maria Solina, alle letture Giusy Deblasi, la moderatrice è stata la dott.ssa Gianfranca Basiricò (presidente in carica dell’Associazione). Ringrazio Mariella Sugameli Campo per la collaborazione.

    foto della presentazione con Dario Agueli e Gianfranca Basiricò

    Visualizza le foto

    Leggi il libro

    Immagini collegate:

  • Trapani: Una mostra personale di Giovanni Bevilacqua – 2026

    Trapani: Androne Palazzo Cavarretta nel pieno centro storico, si è tenuta dal 31 marzo al giorno 9 aprile una mostra personale di Giovanni Bevilacqua.
    Lui attraverso l’amore per la scultura e il colore per i suoi quadri, nel suo studio, raccoglie la serenità per dipingere, scolpire e comporre le opere.
    Visualizza la sua scheda e le foto della mostra attraverso i sottostanti link.

    Visualizza le foto

    Visualizza la scheda con il suo profilo

    Immagini collegate:

  • Trapani Chiesa Sant’Alberto la corale «Nada Te Turbe» in «O LIGNU SANTU»

    Esecuzione della corale “Nada Te Turbe” diretta da Rosalia Catalano nella chiesa di Sant’Alberto a Trapani il 28 marzo 2026 Settimana Santa O Lignu Santu, inno siciliano a 4 voci in quartine di endecasillabi a rima baciata.

    Testo: Liborio Palmeri
    Musica: Enzo Toscano
    Oboe: Evaristo Casonato
    Organo: Deborah Liotti
    Riprese: Peppe Fontana

    IL VIDEO «O LIGNU SANTU»

    Immagini collegate: