Trapani Nostra

L'archivio della memoria di Trapani e provincia

Trapani: Il relitto della Motonave «Città di Trapani», testo tratto da un post di Mario Torrente

Relitto Motonave Città di Trapani

Testo dal post di Mario Torrente:
Una storia custodita nel mare di Trapani: il relitto del “Città di Trapani”
In questo video, che ho girato nel tratto di mare proprio davanti al Villino Nasi, vi porto sott’acqua per mostrarvi ciò che resta del relitto del “Città di Trapani”, la grande motonave, lunga 88 metri e larga 12, finita sugli scogli il 4 dicembre 1957 a poche centinaia di metri dalla costa. Era da poco uscita dal porto di Trapani diretta verso Palermo. Fu un doppio naufragio, visto che durante le operazioni di soccorso affondò il “Pirano”, uno dei rimorchiatori che uscirono in mare, sfidando le onde del maestrale, assieme ad altri pescherecci e imbarcazioni, per prestare soccorso alla nave in difficoltà dopo che si era incagliata nella secca Balata.
A bordo complessivamente c’erano 46 persone. Le vittime furono sei, due del “Pirano”, ovvero il comandante ed il direttore di macchina, mentre tra i componenti dell’equipaggio del “Città di Trapani” persero la vita diversi ufficiali: il primo ed il secondo di coperta, il secondo di macchina e l’allievo ufficiale di coperta. Due corpi non vennero mai ritrovati.
Alle operazioni di soccorso parteciparono anche due elicotteri arrivati da Palermo, mentre soffiava forte vento di maestrale e le imbarcazioni arrivate sul posto per prestare soccorso venivano sballottate dalla furia del mare agitato. E furono proprio i pescherecci trapanesi che, riuscendo ad affiancarsi sulla paratia del “Città di Trapani” nonostante le difficili condizioni meteo e le violente mareggiate che non davano tregua, riuscirono a salvare i passeggeri e quasi tutti i componenti dell’equipaggio, alcuni dei quali vennero riportati a terra feriti.
Quella del “Città di Trapani” è sicuramente una storia da raccontare e ricordare, custodita nei bassi fondali della scogliere del Villino Nasi, e che ci parla anche del coraggio degli uomini di mare trapanesi, sempre pronti a sfidare le onde e rischiare barca e vita per prestare soccorso a chi è in difficoltà in balia delle onde. Durante le operazioni di salvataggio ci fu anche un pescatore che si fece calare più volte da un elicottero per provare a salvare l’allievo ufficiale bloccato nella timoneria del rimorchiatore. Finendo anche in mare.
A bordo del “Città di Trapani” salì poi un vigile del fuoco, proprio mentre la nave era incagliata e sferzata dalle onde del mare in tempesta, mentre i pescherecci manovravano tra i marosi riuscendo a mettere in salvo passeggeri ed equipaggio, non lasciando mai da soli gli uomini dell’equipaggio rimasti a bordo fino alla fine nel tentativo di salvare la nave. E di episodi da ricordare, in questa tragedia del mare consumatasi proprio davanti la città di Trapani, ce ne sono davvero tanti. A partire dalla storia di questa nave che in origine si chiamava “Città di Marsala”, bastimento che scampò ai siluri ed alle bombe della seconda guerra mondiale, rischiando di affondare in Grecia e poi di finire nella mani degli jugoslavi durante l’occupazione di Trieste. Quei pezzi di ferro arrugginiti e la parte ancora affiorante che si vede dal porto peschereccio, ci ricordano dunque anche gli orrori della guerra. E tutte le vite spezzate in quel tristissimo periodo.
Finito il conflitto, la nave “Città di Marsala” venne ribattezzata “Città di Trapani”, in memoria della gemella affondata, dopo essere stata colpita da un siluro, davanti alle coste libiche durante la seconda guerra mondiale. Quando, dipinta di bianco e con la grande croce rossa al centro, la nave varata nel 1929 col come della città di Trapani venne riconvertita dalla Regia Marina in nave ospedale. Ed anche questa, assieme alle tante missioni di salvataggio e recupero di feriti nel mar Mediterraneo, sarebbe una storia da inserire nel grande libro della memoria del mare e della marineria trapanese. Perchè quella nave, a prescindere dall’equipaggio e dalle persone che erano a bordo, portava il nome “Città di Trapani”.
Un nome che oggi, a decenni di distanza da quei fatti, racconta di due naufragi. Il primo nel bel mezzo della seconda guerra mondiale, quando il “Città di Trapani” trasportava soldati feriti e chi era a bordo per aiutarli. Il secondo disastro, invece, si consumò a pochissima distanza dalla città di cui la nave portava il nome.
E proprio nei bassi fondali del mare trapanese la motonave “Città di Trapani” il 4 dicembre del 1957 si fermò per sempre, con alcune parti che, in base alla marea, sono quasi affioranti, come si vede dalle immagini che ho girato e che condivido in questo video per mostrarvi ciò che resta del relitto: probabilmente si potrebbe trattare del doppio fondo dello scafo, della parte inferiore sul paramezzale e di una punto di quella che doveva essere la stiva di carico. Si vede anche molto bene un’ordinata della nave. Più avanti, quasi a pelo d’acqua (ed infatti nei decenni tante barche ci sono andate a sbattere) c’è una struttura con dei fori chiamati “passi d’uomo”, usati per ispezionare la sentina (si vedono anche in altre parti del relitto) dove probabilmente poggiavano le lamiere della stiva. Una costruzione perfettamente in linea con la tipologia di una nave in ferro tipica dei primi anni del 900, un modello successivamente superato con l’avvento dei doppi scafi.
Sparse in altri punti della secca ci sono anche delle parti superstiti della struttura della nave (o forse pure pezzi del Pirano), come quella ancora affiorante che si vede passeggiando lungo la strada principale del porto peschereccio. A distanza sembra uno scoglio. Ma non è un pezzo di roccia. E’ una parte del “Città di Trapani” che ci ricorda cosa successe in questo tratto di mare, a pochissima distanza dalla costa, 69 anni fa.
Tra l’altro il prossimo anno sarà il settantesimo anniversario di quella tragedia. Forse sarebbe il caso di provare a tenere viva la memoria di quelle vittime. Le loro storie. Il coraggio di chi andò a prestare soccorso sfidando il mare in burrasca e salvando tante vite. Ma anche quel senso del dovere, del sacrificio e tutti i valori della tradizione marinara che i marittimi portano con loro a bordo in ogni imbarco. La tragedia del “Città di Trapani” e del “Pirano” ci ricorda anche questo. La storia del naufragio del “Città di Trapani” e del “Pirano” rappresenta una pagina di memoria che ci parla di vittime del mare ma anche del coraggio di chi sfidò le onde del Maestrale per salvare passeggeri ed equipaggio.
Il “Città di Trapani” era una motonave, varata nel 1929, lunga 88 metri, larga 12 ed in grado di portare 600 persone, che faceva parte di una serie di nove bastimenti da impiegare nelle linee del Mediterraneo. Ma il suo nome originario era “Città di Marsala”, ribattezzata nel 1948 “Città di Trapani” dopo l’affondamento della gemella, il “Città di Trapani” per l’appunto, che durante la seconda guerra mondiale venne adibita a nave ospedale: affondò, dopo essere stato silurata, al largo della Libia. Anche il “Città di Marsala” durante la guerra venne usata dalla Regia Marina per il trasporto truppe e materiali.
Venne anche silurata e rischiò di affondare. Ma restò a galla e l’equipaggio riuscì a portarla in porto. A Trieste, invece, stava per finire nelle mani degli jugoslavi, ma era senza motore e semi affondata. E forse per questo si salvò, considerate le difficoltà per spostarla. Alla fine rimase italiana.
Dopo la guerra, in ricordo della gemella affondata, la nave “Città di Marsala” venne ribattezzata “Città di Trapani” ed entrò in servizio per la Tirrenia nelle linee del Mar Mediterraneo, inizialmente per i collegamenti tra Civitavecchia e Olbia. Successivamente in altre tratte che facevano scalo a Trapani. E fu proprio durante uno di questi viaggi, con la nave proveniente da Cagliari e successivamente diretta a Palermo, che si consumò la tragedia costata la vita a sei marittimi, due dei quali non vennero mai ritrovati. Altri corpi vennero invece restituiti dal mare: uno, quello del comandante del Pirano, nella spiaggetta del Villino Nasi. Il cadavere del primo ufficiale venne ritrovato nei pressi della Torre di Nubia mentre quello dell’allievo ufficiale venne recuperato grazie all’intervento di due elicotteri ed al coraggio di un pescatore trapanese che per ben due volte si fece calare dall’elicottero, finendo pure in acqua dopo che si ruppe il cavo, rischiando quindi la vita. Ma l’indomani si offrì nuovamente volontario. Quel giorno venne recuperato il corpo, purtroppo senza vita, dell’allievo ufficiale bloccato, col giubbotto salvagente addosso, nella timoneria del Pirano.
In questa storia c’è anche il coraggio dei pescatori trapanesi, che con i loro pescherecci riuscirono a salvare passeggeri ed equipaggio, tornando più volte affianco alla paratia del “Città di Trapani”. L’ultima volta che salvare gli ultimi uomini rimasti a bordo, tra cui il comandante.
L’indomani il mare di Trapani si sveglio con un tappeto di colore verde: era il carico di mandorle che dalla nave si era riversato in acqua uscendo dagli squarci aperti dagli scogli all’altezza delle stive. Una scena che mio padre ricorda perfettamente, così come ricorda quella grande nave col fumaiolo scuro ormeggiata, con la prua rivolta verso Ponente, al molo Sanità, la banchina dove oggi ormeggiano le grandi navi da crociera compresa tra il terminal degli aliscafi e la Stazione Marittima. Dietro invece attraccava il “Mazara”, la nave che si occupava dei collegamenti con Pantelleria e Lampedusa. Mia nonna, oggi 97enne, ancora ha in mente quando da casa sua, alla Marina, vedeva uscire la grande nave carica di merci e passeggeri. E ricorda benissimo anche quella mattina del 4 dicembre di 69 anni, quando il “Città di Trapani” uscì dal porto superando la Colombaia per prendere il largo. Ma poco dopo arrivò la notizia dell’incidente in mare: che nave era finita in secca vicino a Torre di Ligny. Tanti trapanesi allora si riversarono dalle parti del porto peschereccio per vedere il grande bastimento intrappolato negli scogli con attorno i mezzi arrivati per prestare soccorso. Era dicembre e molte barche che andavano a “cianciolo” erano tirate nello scalo di alaggio che c’era un tempo. I pescherecci che invece erano in mare erano quelli che facevano strascico. Ci fu un gran trambusto in città. E tutti si mobilitarono per provare a dare aiuto. Chi aveva la barca calata uscì sfidando le onde per salvare le persone a bordo. Da terra invece si faceva quanto necessario per accogliere i naufraghi. Si mobilitò un’intera comunità, composta in gran parte di pescatori e marittimi. Era la Trapani degli anni Cinquanta uscita da poco dalla guerra, con il ricordo delle bombe e dei morti ancora nitido. E le macerie degli edifici bombardati ancora per strada. E tra i pescatori che manovravano i pescherecci tra le onde vicino alla paratia del “Città di Trapani” c’era anche chi era stato in guerra imbarcato su navi militari e sommergibili.
Per 77 giorni si provò a recuperare la motonave. Ma i tentativi furono vani. La “Città di Trapani” era talmente incagliato negli scogli che non si riuscì a liberare la chiglia dalla presa dei bassi fondali del mare che aveva dato il nome a quell’imbarcazione che riuscì a scampare alle bombe ed ai missili della seconda guerra mondiale. Ma non alle secche ed al mare di Trapani.
In questa storia c’è anche il coraggio dei pescatori trapanesi, che con i loro pescherecci riuscirono a salvare passeggeri ed equipaggio, tornando più volte affianco alla paratia del “Città di Trapani”. L’ultima volta che salvare gli ultimi uomini rimasti a bordo, tra cui il comandante.
L’indomani il mare di Trapani si sveglio con un tappeto di colore verde: era il carico di mandorle che dalla nave si era riversato in acqua uscendo dagli squarci aperti dagli scogli all’altezza delle stive. Una scena che mio padre ricorda perfettamente, così come ricorda quella grande nave col fumaiolo scuro ormeggiata, con la prua rivolta verso Ponente, al molo Sanità, la banchina dove oggi ormeggiano le grandi navi da crociera compresa tra il terminal degli aliscafi e la Stazione Marittima. Dietro invece attraccava il “Mazara”, la nave che si occupava dei collegamenti con Pantelleria e Lampedusa. Mia nonna, oggi 97enne, ancora ha in mente quando da casa sua, alla Marina, vedeva uscire la grande nave carica di merci e passeggeri. E ricorda benissimo anche quella mattina del 4 dicembre di 69 anni, quando il “Città di Trapani” uscì dal porto superando la Colombaia per prendere il largo. Ma poco dopo arrivò la notizia dell’incidente in mare: che nave era finita in secca vicino a Torre di Ligny. Tanti trapanesi allora si riversarono dalle parti del porto peschereccio per vedere il grande bastimento intrappolato negli scogli con attorno i mezzi arrivati per prestare soccorso. Era dicembre e molte barche che andavano a “cianciolo” erano tirate nello scalo di alaggio che c’era un tempo. I pescherecci che invece erano in mare erano quelli che facevano strascico. Ci fu un gran trambusto in città. E tutti si mobilitarono per provare a dare aiuto. Chi aveva la barca calata uscì sfidando le onde per salvare le persone a bordo. Da terra invece si faceva quanto necessario per accogliere i naufraghi. Si mobilitò un’intera comunità, composta in gran parte di pescatori e marittimi. Era la Trapani degli anni Cinquanta uscita da poco dalla guerra, con il ricordo delle bombe e dei morti ancora nitido. E le macerie degli edifici bombardati ancora per strada. E tra i pescatori che manovravano i pescherecci tra le onde vicino alla paratia del “Città di Trapani” c’era anche chi era stato in guerra imbarcato su navi militari e sommergibili.
Per 77 giorni si provò a recuperare la motonave. Ma i tentativi furono vani. La “Città di Trapani” era talmente incagliato negli scogli che non si riuscì a liberare la chiglia dalla presa dei bassi fondali del mare che aveva dato il nome a quell’imbarcazione che riuscì a scampare alle bombe ed ai missili della seconda guerra mondiale. Ma non alle secche ed al mare di Trapani.

Visualizza il video di Mario Torrente: Il relitto della Motonave «Città di Trapani»

Relitto Motonave Città di Trapani
Relitto Motonave Città di Trapani
Relitto Motonave Città di Trapani
Relitto Motonave Città di Trapani

Immagini collegate:

Commenti

Lascia un commento