
Testo dal post di Mario Torrente:
BORGO FAZIO – Un pezzo di storia delle campagne trapanesi che attende di rinascere
Queste rovine raccontano una storia. Qui il silenzio di oggi sembra quasi custodire le voci di chi ha abitato e vissuto in questo luogo, il lavoro di intere generazioni e le speranze di una stagione ormai lontana.
Siamo nelle campagne del territorio comunale di Trapani, in contrada Timpone Xaurini, nell’entroterra che si estende verso i territori di Paceco, Marsala, Salemi e Castelvetrano, in quella parte della Sicilia occidentale dove per secoli l’agricoltura ha scandito i ritmi della vita, del lavoro e delle comunità rurali.
Qui, lontano dai centri abitati e dalle strade più frequentate, sorge il borgo rurale Amerigo Fazio, un insediamento nato alla fine degli anni Trenta del Novecento, durante il periodo fascista, nell’ambito delle politiche di colonizzazione del latifondo siciliano.
Il progetto, affidato all’architetto Luigi Epifanio, risale al 1939. I lavori furono realizzati nel 1940 e il borgo entrò così a far parte di quella rete di insediamenti rurali con cui il regime fascista tentò di riorganizzare le campagne, sostenere la colonizzazione agricola e legare le famiglie contadine alla terra. Ma, al di là degli obiettivi politici e delle contraddizioni di quel periodo, questi borghi rappresentano oggi una testimonianza importante della storia sociale, economica e architettonica della Sicilia.
Borgo Fazio venne intitolato ad Amerigo Fazio, militare nato a Marsala il 2 giugno 1895, che aveva partecipato alla Prima guerra mondiale e successivamente alle campagne coloniali italiane. Morì in combattimento in Etiopia, a Mai Beles, il 21 gennaio 1936, durante la guerra d’Etiopia, e fu insignito della medaglia d’oro al valor militare alla memoria. La sua figura è dunque legata anche alla storia militare e coloniale dell’Italia fascista.
Borgo Fazio venne concepito per essere molto più di un gruppo di edifici immersi nella campagna. Doveva rappresentare un punto di riferimento per il territorio agricolo circostante, un luogo nel quale trovare servizi, assistenza e occasioni di incontro.
C’erano la scuola, la chiesa, gli uffici comunali, la stazione dei Reali Carabinieri, l’ufficio postale, il dispensario medico, una trattoria con rivendita e gli spazi destinati alle attività artigianali. Un piccolo centro organizzato attorno alla piazza, rivolta verso la piana di Trapani e Monte Erice, pensato per dare una struttura alla vita delle comunità agricole.
Durante la Seconda guerra mondiale, secondo le ricostruzioni e le testimonianze legate a quel periodo, il borgo avrebbe ospitato anche centinaia di persone, circa 300, che trovarono riparo in un momento segnato dalle difficoltà e dalle paure del conflitto.
Attorno a Borgo Fazio si sviluppavano campi, poderi e case coloniche. Le opere di colonizzazione interessarono anche le infrastrutture necessarie alla vita agricola, dall’approvvigionamento idrico alle strade di accesso. Pozzi e altre opere legate alla gestione dell’acqua sono parte di quella storia di trasformazione del territorio che merita ancora di essere ricostruita.
Erano anni nei quali le campagne erano animate dal lavoro quotidiano. Le famiglie vivevano a stretto contatto con la terra, le stagioni dettavano i tempi delle giornate e il lavoro nei campi rappresentava una componente essenziale dell’economia e della vita sociale.
Gli antichi bagli, disseminati nelle campagne trapanesi, erano luoghi di lavoro e di vita: cortili, magazzini, stalle e abitazioni ospitavano uomini, donne e bambini, in un mondo rurale fatto di fatica, relazioni e saperi tramandati.
Poi qualcosa cambiò. Le trasformazioni dell’agricoltura, la meccanizzazione del lavoro nei campi e la conseguente riduzione del numero di braccianti, l’emigrazione, lo spopolamento delle campagne e il progressivo abbandono di molte attività tradizionali hanno modificato profondamente il volto di questo territorio. Campi un tempo coltivati sono diventati incolti, terreni e case sono stati lasciati a se stessi, mentre numerosi bagli hanno perso la loro funzione, trasformandosi in testimonianze silenziose di un mondo che non c’è più.
Anche Borgo Fazio ha seguito questo percorso. La perdita progressiva dei servizi e della sua funzione originaria, le difficoltà di manutenzione e il terremoto del Belice del 1968, che contribuì al deterioramento delle strutture, segnarono profondamente il destino dell’insediamento. Nel secondo dopoguerra furono programmati interventi di ripristino e manutenzione, ma non bastarono a garantirne la conservazione nel lungo periodo.
Oggi, attraversando quello che resta del borgo, la sensazione è quella di trovarsi davanti a un villaggio fantasma.
Le immagini di questo video documentano una situazione che lascia poco spazio alle interpretazioni: edifici abbandonati, murature lesionate, tetti e muri crollati, strutture ormai ridotte a ruderi. La chiesa, gli spazi che un tempo ospitavano i servizi e gli altri fabbricati restituiscono l’immagine di un patrimonio lasciato progressivamente al degrado, esposto all’azione del tempo e all’incuria.
Dove c’erano persone, attività e servizi, oggi rimangono muri sventrati e ambienti vuoti. Dove si costruiva una prospettiva per le comunità agricole, il tempo sembra essersi fermato.
Eppure, proprio davanti a queste rovine, una domanda continua a riproporsi: Borgo Fazio è destinato a scomparire definitivamente oppure può ancora avere un futuro?
La questione non riguarda soltanto il recupero di alcuni edifici. Riguarda il modo in cui una comunità sceglie di custodire la propria memoria, di riconoscere il valore del paesaggio rurale e di dare una nuova funzione a luoghi che rischiano di essere cancellati dall’abbandono.
Una possibilità potrebbe essere quella di trasformarlo in un polo culturale immerso nella campagna trapanese. Magari una casa per artisti, uno spazio per residenze creative, laboratori, incontri, mostre e attività dedicate alla storia del territorio, alla fotografia, alla scrittura, alla musica e alle arti visive.
Un luogo nel quale gli artisti possano trovare ispirazione nel paesaggio rurale e nel silenzio della campagna, ma anche contribuire a raccontare la storia di questo borgo e delle persone che lo hanno abitato. Uno spazio aperto alle scuole, alle associazioni, ai visitatori e alle comunità locali, capace di intrecciare memoria, cultura e nuove forme di fruizione del territorio. E che potrebbe anche essere messo a disposizione dello scoutismo e di altre realtà, comprese quelle legate all’outdoor.
Non si tratta di una soluzione già definita, né di un progetto oggi dato per acquisito. È un’idea, una prospettiva da discutere e approfondire, partendo dalla consapevolezza che il recupero deve essere sostenibile, rispettoso della storia architettonica e accompagnato da una concreta possibilità di gestione nel tempo.
Borgo Fazio, del resto, non è soltanto una pagina del passato. È anche uno specchio delle trasformazioni che hanno attraversato le campagne siciliane e delle sfide che oggi riguardano il loro futuro.
Salvare questo luogo significherebbe conservare una testimonianza della storia del Novecento, ma anche provare a restituire valore a una parte del territorio che rischia di essere dimenticata. Vorrebbe dire riconoscere che il patrimonio di una comunità non è fatto soltanto di monumenti celebri e centri storici, ma anche di borghi rurali, bagli, antiche infrastrutture e paesaggi del lavoro.
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Buona visione se vi va…
Visualizza il video di Mario Torrente: BORGO FAZIO



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