
Dalla premessa dell’autore Tore Mazzeo
… Le voci di questo poeta morto, io le ho sentite, di sovente, nei lunghi silenzi notturni della mia casa ormai solitaria; allora, per smettere la mestizia, al mattino mi recavo in biblioteca come se andassi in casa di un amico poeta, da lui invitato a guardar le sue carte. Lì osservavo la sua scrittura ottocentesca sui fogli sbiaditi dal tempo, i disegnini e gli svolazzi (a decoro delle manuali stesure), sui librettini lisi dall’antico uso; guardavo le tormentate correzioni ed i manifesti pentimenti delle sovraccorrezioni, sforzandomi di concepire il suo medesimo pensiero su una parola giusta, apprezzando un’elisione che faceva correre il verso, dubitando su una virgoletta per noi moderni superflua, gioiendo per un vocabolo risuscitato o per una locuzione ritrovata. …
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